“Il Capitale Umano”: società, classe e valore della vita
Il film “Il Capitale Umano” (2013) di Paolo Virzì, ispirato all’omonimo romanzo di Stephen Amidon, offre una lettura sociologica della disuguaglianza sociale nell’Italia contemporanea. Ambientato in Brianza, racconta la collisione tra due mondi: quello dell’alta borghesia finanziaria e quello della piccola borghesia in crisi.
Il titolo fa riferimento a un concetto economico — il capitale umano, ossia il valore economico delle competenze e capacità delle persone — che nel film diventa una metafora amara: quanto vale una vita umana in una società dominata dal denaro e dall’apparenza?
Virzì, con uno stile realistico e corale, denuncia un sistema in cui il profitto prevale sull’etica e in cui le relazioni umane si svuotano di significato. Le disuguaglianze economiche diventano così disuguaglianze morali, dove il potere d’acquisto decide il valore delle persone.
Dal punto di vista sociologico, il film riflette teorie di Pierre Bourdieu sul capitale economico e culturale, mostrando come questi condizionino le opportunità e le traiettorie di vita. “Il Capitale Umano” diventa quindi un racconto lucido sull’Italia delle differenze e sulla perdita di senso del valore umano.
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