Don Milani, Barbiana e l’alfabetizzazione come emancipazione
L’esperienza di Don Lorenzo Milani a Scuola di Barbiana rappresenta uno dei momenti più radicali della pedagogia italiana del Novecento. In un piccolo paese della Toscana, Don Milani costruisce una scuola per ragazzi esclusi dal sistema tradizionale: figli di contadini e operai, bocciati, emarginati.
Per Don Milani il problema non è solo didattico, ma politico. La lingua è potere. Chi non possiede le parole è escluso dalla partecipazione democratica. L’alfabetizzazione diventa dunque strumento di giustizia sociale. L’opera collettiva Lettera a una professoressa denuncia una scuola classista, che favorisce i figli dei ricchi e penalizza i poveri.
A Barbiana lo studio è rigoroso, intenso, quotidiano. Non esistono voti né bocciature. L’apprendimento è cooperativo e orientato alla comprensione critica della realtà. Si studiano i giornali, si analizzano i fatti politici, si scrivono testi collettivi. L’educazione non è adattamento all’ordine esistente, ma strumento per trasformarlo.
L’alfabetizzazione, in questa prospettiva, non è solo capacità tecnica di leggere e scrivere, ma acquisizione di coscienza. È la conquista della parola come diritto di cittadinanza

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